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I Principali Disturbi Alimentari

Aggiornamento: 7 feb 2022

Alcuni disturbi alimentari come la bulimia o l'anoressia sono patologie piuttosto conosciute e ormai di facile riconoscimento. Però altre patologie come la vigoressia o la pregoressia che passano inosservate agli occhi non professionisti causano molto più danni poiché a lungo termine si trasformano in una malattia cronica.


I disturbi del comportamento alimentare (DCA) o disturbi dell’alimentazione sono patologie caratterizzate da una alterazione delle abitudini alimentari e da un’eccessiva preoccupazione per le forme del corpo.

Attualmente il numero di disturbi alimentari è in costante crescita, e di conseguenza anche il numero delle sue vittime. Purtroppo questi disturbi rappresentano un importante problema di salute pubblica con un progressivo abbassamento dell’età di insorgenza, tanto che sono sempre più frequenti i casi di diagnosi in età preadolescenziale e nell’infanzia. Ecco perché il 15 marzo di ogni anno viene celebrata la Giornata nazionale del fiocchetto lilla dedicata ai disturbi del comportamento alimentare.


Data la loro complessità, è essenziale un intervento precoce con particolare importanza alla collaborazione tra figure professionali con differenti specializzazioni come i medici specialisti in psichiatria, nutrizionista e psicologia, ai fini di una diagnosi precoce, e di una tempestiva presa in carico all’interno di un percorso multidisciplinare e di un miglioramento dell’evoluzione a lungo termine.


Se non trattati in tempi e con metodi adeguati, i disturbi del comportamento alimentare possono diventare una condizione permanente e compromettere seriamente la salute di tutti gli organi e apparati del corpo (cardiovascolare, gastrointestinale, endocrino, ematologico, scheletrico, sistema nervoso centrale, dermatologico ecc.) e, nei casi più gravi, portare anche alla morte.


Per questo motivo vi ho selezionato i 12 principali tipi di Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione, anche detti semplicemente disturbi alimentari, che sono le patologie che si caratterizzano da un comportamento alimentare disfunzionale. Riconoscere il problema e identificare un disturbo alimentare è di fondamentale importanza per cercare aiuto di un professionista e iniziare un trattamento adeguato il prima possibile.


Dall'anoressia alla fame nervosa. Ecco i principali disturbi alimentari della nostra società.


1 Anoressia


L'anoressia è un disagio in cui la persona coinvolta si rifiuta di nutrirsi per diversi motivi. Comunemente il termine è spesso usato come sinonimo di anoressia nervosa ma in realtà esistono molteplici possibili cause di una diminuzione dell'appetito, alcune delle quali potrebbero risultare innocue, mentre altre sono indice di una grave condizione clinica o comportano un rischio significativo.


Una persona è anoressica se manifesta le seguenti caratteristiche: Restrizione dell'assunzione delle calorie in relazione alle necessità. Questa porta un peso corporeo significativamente basso rispetto a età, sviluppo e salute fisica. Intensa paura di aumentare di peso o di diventare grassi.


I principali sintomi emotivi, cognitivi e comportamentali, che si osservano nelle pazienti con anoressia nervosa sono:


  • Paura di ingrassare.

  • Restrizione alimentare.

  • Esercizio fisico eccessivo e compulsivo.

  • Disturbi nella relazione con il proprio corpo.

  • Bassa autostima.

  • Pensiero rigido.

  • Deficit nel riconoscimento delle emozioni.

2 Bulimia


Si caratterizza per l'eccessiva assunzione di cibo, le cosiddette abbuffate, seguite da episodi volti a liberarsi della quantità di cibo ingerita. Nel linguaggio medico la bulimia indica una voracità patologica ed eccessiva associata a malattie di diversa natura (diabete, oligofrenia, anoressia).


La bulimia nervosa è uno dei più importanti disturbi del comportamento alimentare, detti anche Disturbi Alimentari Psicogeni (DAP). Una persona affetta da bulimia spesso utilizza dei lassativi, si provoca il vomito (vomito autoindotto) dopo aver mangiato, digiuna e pratica intensa attività fisica.


La maggior parte delle persone che soffrono di bulimia presentano un peso corporeo normale, però la forzatura di vomito può provocare pelle ispessita sulle nocche e danni ai denti. La bulimia è associata ad altri disturbi mentali come la depressione e l'iperattività, e a problemi come la tossicodipendenza o l'alcolismo. Si riscontra anche un elevato rischio di suicidio e di pratiche autolesionistiche.


Che differenza c'è tra la bulimia e l'anoressia?


Una persona bulimica può essere di peso normale, sottopeso o sovrappeso, diversamente da una anoressica che è sempre sotto peso. Inoltre, il peso di un soggetto bulimico può variare enormemente e oscillare, fatto che può essere utilizzato come sintomo dell'esistenza di un disordine alimentare.


3 Compulsione Alimentare


Conosciuto anche come Binge Eating Disorder (sigla BED in inglese), ovvero disturbo da fame compulsiva, è un disturbo da alimentazione incontrollata in cui si verificano ricorrenti episodi di abbuffate (con sensazione di perdita del controllo) a cui fanno seguito sensi di colpa, disgusto e disagio verso se stessi e il proprio comportamento.


Popolarmente conosciuta come fame nervosa questo è un disagio che è aumentato ulteriormente dall’inizio del periodo di emergenza Covid. Lo dimostra uno studio condotto dai ricercatori del King’s College di Londra e pubblicato sulla rivista The Lancet che ha rivelato che la quarantena ha provocato l’aumento o il peggioramento dei casi di fame nervosa (e degli altri disturbi della nutrizione).


Questo disturbo del comportamento alimentare ha un grande legame con le nostre emozioni e pertanto non dipende dal desiderio fisiologico di nutrirsi. Essere in ansia, oppure sobbarcati dal lavoro, dallo stress, tristezza, rabbia, solitudine o depressione possono aumentare l'appetito e portare a ricercare maggiormente cibi ricchi di grassi e zuccheri stimolando la cosiddetta fame emotiva.


Le caratteristiche della fame nervosa o emotiva. Possiamo riconoscere la fame emotiva da questi elementi distintivi:


  • è molto specifica (voglia di pizza, gelato, hamburger);

  • non cessa anche se dopo mangiato;

  • non si è pienamente consapevole;

  • mangiare più velocemente del normale;

  • mangiare da soli e di nascosto, per via della vergogna che si prova per quanto si sta mangiando;

  • sentirsi disgustati di sé, depressi o molto in colpa dopo un'abbuffata;

  • è improvvisa e urgente;

  • è insistente.

Le abbuffate incontrollate sono tipicamente caratterizzate dalla presenza di due elementi in contemporanea:


Il fatto di mangiare in un periodo definito di tempo una quantità di cibo nettamente maggiore di quello che la maggior parte delle persone mangerebbe in quel tempo e in quelle stesse circostanze.


La sensazione di perdita di controllo durante l'episodio (incapacità di controllare cosa e quanto si mangia, e incapacità di fermarsi).


Non essendo seguita da alcun comportamento compensatorio inadeguato, come nella bulimia nervosa, spesso le persone affette da questa patologia evolvono verso l'obesità.


4 Disturbo evitante-restrittivo dell'assunzione di cibo.


Conosciuto anche come ARFID (Avoidant Restrictive Food Intake Disorder) questo disturbo è caratterizzato dalla persistente incapacità di soddisfare le appropriate capacità nutrizionali e/o energetiche ed è causato da una scelta alimentare limitata, ristretta ad una lista di cibi preferiti (in generi poveri di nutrienti), e dal rifiuto di mangiare altri cibi conosciuti o di assaggiarne nuovi. Alcuni dei casi non mangiano niente che abbia il colore giallo, altri evitano i purè, minestre, o evitano la frutta e la verdura.


Oltre la perdita significativa di peso, l’Arfid provoca anche deficit nutrizionale e marcata interferenza con il funzionamento psicosociale. In questi pazienti sono anche comuni sintomi come il dolore addominale, la nausea e la malattia da reflusso gastroesofageo.


Di solito questo disturbo si manifesta nei bambini tra i 2 e i 6 anni, ma in alcuni casi può perdurare anche in età adulta. La terapia è soprattutto psicologica e nutrizionale, e consiste nella rieducazione alimentare, spesso con il coinvolgimento dell'intera famiglia.


Per motivi di diagnose clinica l’Arfid viene suddiviso in tre sottotipi:


  • rifiuto del cibo per un’apparente mancanza d’interesse per il mangiare o il cibo (una condizione chiamata anche disturbo emotivo di evitamento del cibo).

  • rifiuto sensoriale del cibo, in cui l’evitamento del cibo è legato alle sue proprietà sensoriali quali l’aspetto, l’odore, la consistenza, il gusto o la temperatura.

  • rifiuto del cibo dovuto alle preoccupazioni per le conseguenze aversive del mangiare, come il soffocarsi, il vomitare, possibile allergie o lo stare male.

5 Ruminazione


La sindrome di ruminazione, anche detta mericismo, si caratterizza per il continuo rigurgito del cibo subito dopo aver mangiato e che viene poi rimasticato e ri-deglutito. L'individuo affetto dalla sindrome può avere un rigurgito entro un minuto a seguito dell'ingestione e questo ciclo ingestione-rigurgito può essere scambiato per un sintomo di bulimia.


I sintomi possono iniziare a manifestarsi in qualsiasi momento dall'ingestione del pasto fino a 120 minuti dopo. I sintomi tendono a cessare quando il cibo ruminato diviene acido. È un'azione che avviene senza sforzo a causa dell'involontaria contrazione dei muscoli attorno l'addome. Non ci sono sintomi quali vomito, nausea, bruciori di stomaco, odore, o dolori addominali associati al rigurgito.


Il disturbo da ruminazione può manifestarsi in qualunque momento della vita, fin dall'epoca neonatale. In quest'ultimo caso, il disturbo può essere riconosciuto dai movimenti del bambino, che dopo i pasti si stira inarcando la schiena e portando la testa all'indietro, mentre esegue movimento di suzione con le labbra e la lingua.


Di norma la ruminazione accade in concomitanza con difficoltà affettivo-relazionali (in particolare, del bambino con i genitori), situazioni stressanti o un ambiente psicosociale negativo.


Il trattamento del disturbo da ruminazione è essenzialmente di tipo psico-comportamentale, da impostare in relazione all'età della persona interessata e da abbinare a un counseling nutrizionale; nel caso dei bambini, può essere utile anche un supporto psicologico, preferibilmente esteso a tutta la famiglia.


6 Pica


Il picacismo, anche denominato allotriofagia, è un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato dall'ingestione continuata e ripetuta di sostanze non nutritive come carta, terra, sabbia, legno, cotone, stoffa, sapone, capelli, lana, terra, gesso, talco, vernice, gomma, metallo, ciottoli, carbone, creta oppure ghiaccio.


Il disturbo tende a insorgere più spesso nell'infanzia che all'età adulta, e più frequentemente in persone affette da ritardo mentale o da un'altra patologia psichiatrica, in particolare l'autismo e la schizofrenia. La pica può manifestarsi transitoriamente durante la gravidanza, in concomitanza con desideri incontrollati specifici (mangiare ghiaccio o gesso), in questo caso il disturbo va curato soltanto se le sostanze assunte possono mettere in pericolo la salute della donna o del bambino.


In un bambino privo di altri disturbi specifici la pica va affrontata con un approccio psico-comportamentale compatibile con lo stadio evolutivo. In presenza di ritardo mentale o di un disturbo psichiatrico più rilevante (tipici nei pazienti con pica in età adulta), il trattamento dovrà essere individuato caso per caso in relazione al quadro clinico complessivo e all'età della persona interessata. Vanno, poi, sempre monitorati lo stato nutrizionale e l'eventuale presenza di deficit organici specifici.


7 Ortoressia


L’ortoressia nervosa comporta un’attenzione esagerata per la selezione del cibo. Mangiare cibi sani e naturali è il primo passo per vivere bene e in salute, ma questo stile di vita può diventare un’ossessione, rischiando così di compromettere l’equilibrio fisico e psicologico dell’individuo.


L'ortoressico evita mangiare qualsiasi alimento che possa nuocere alla sua salute, quindi, alla lunga, la lista si allarga a dismisura e ogni alimento considerato potenzialmente dannoso sparisce dalla sua dieta. Chi soffre di questo disagio impiega molto tempo nella preparazione dei pasti e nella scelta degli alimenti, sacrificando spesso anche la vita sociale, perché mangiare in modo sano diventa un obiettivo totalizzante.


Anche se i disturbi alimentari hanno sempre riguardato per la maggior parte le donne, nel caso dell’ortoressia le proporzioni sono ribaltate, coinvolgendo più uomini che donne.


Dal punto di vista psicologico il controllo smisurato dell’alimentazione può diventare un modo per illudersi di avere il controllo su se stessi, una modalità disfunzionale per cercare di abbassare l’ansia e migliorare l’umore. La rinuncia ad alcuni cibi diventa, quindi, una dimostrazione di superiorità etica e morale, ma anche prova inconsapevole di una ricerca di controllo che a sua volta spesso si lega ad una scarsa autostima e a profonda insicurezza.


Infatti, la persona spende moltissimo tempo della propria giornata a pensare al cibo e a come prepararlo (utilizzare cotture particolari), a pianificare i pasti, a pensare ossessivamente quali cibi evitare, ad esempio contenenti pesticidi residui o ingredienti geneticamente modificati, oppure ricchi di zucchero o sale.


Il circolo vizioso che si viene ad innescare imprigiona dentro una gabbia fatta di sensi di colpa, rabbia, umore depresso e, a volte, somatizzazioni di disturbi fisici come indigestioni, nausea, vomito. L’ansia, provata dopo lo “sgarro” dal piano alimentare prestabilito, cresce sempre di più e induce un irrigidimento ulteriore delle regole alimentari.


Il trattamento dell’ortoressia dipende da un percorso terapeutico personalizzato ed un approccio integrato e multidisciplinare con un forte aspetto psicologico e clinico-nutrizionale. Ad ogni modo, avere consapevolezza del problema è il primo passo per accettarlo e risolverlo. Nonostante ciò attualmente l'ortoressia non è ancora riconosciuta come patologia dal DSM-5, il principale manuale di diagnostica dei disturbi mentali.


8 Vigoressia


La vigoressia, o bigoressia, è una forma di dismorfofobia, contraddistinta dalla continua ossessione per il tono muscolare, l'allenamento, la massa magra, una dieta ipocalorica e iperproteica e, infine, la tenuta atletica del corpo.


La sindrome da dismorfia muscolare è una condizione di sofferenza psicologica caratterizzata da una insoddisfazione patologica circa la propria muscolosità. Il vigoressico pensa continuamente al fitness, al suo corpo ed alla sua immagine, all’alimentazione; frequenta palestre e centri sportivi in modo compulsivo, non come un’abitudine per divertirsi, scaricarsi o mantenersi, semplicemente, sano ed “in forma”, ma come una vera fissazione che origina continuamente stress, insoddisfazione e malessere. E’ terrorizzato dal perdere i muscoli che si è costruito con tanti sacrifici e dal notare qualche eventuale “cedimento” fisico.


Chiamata anche “Complesso di Adone” o “Anoressia Inversa”, i vigoressici infatti soffrono di una percezione distorta del loro corpo ma, al contrario di chi è affetto da anoressia nervosa che si vede sempre troppo grasso e/o pesante; essi si percepiscono flaccidi, poco tonici e minuti, mentre in realtà posseggono fisici super muscolosi.


Le cause della vigoressia avvengano da fattori psicologici, fattori sociali e fattori biologici. Sembra che l’autostima giochi un ruolo importante qui, infatti, si tratta di soggetti con una cronica insoddisfazione del loro aspetto e di sé in generale. Rilevante è anche il ruolo dei media, che propongono continuamente il mito della “bellezza perfetta” come unico modello per raggiungere il successo, la felicità, la realizzazione di sé e il riconoscimento sociale.


I sintomi della vigoressia sono svariati e si stendono agli aspetti psicologici più complessi come i pensieri ossessivi e la paure, ma comportamenti anomali come:


  • praticare programmi di esercizio estremo, che impegna molte ore della giornata e che consiste soprattutto nel sollevamento pesi;

  • privilegiare l’allenamento sportivo e la cura del proprio corpo alla vita familiare, sociale e lavorativa;

  • dedicare la maggior parte delle risorse economiche nella frequentazione di palestre/centri fitness/centri estetici e nell’acquisto di integratori alimentari finalizzati all’accrescimento muscolare;

  • far uso di steroidi anabolizzanti, per incrementare la massa muscolare.

Nella vigoressia, tutto ciò è spesso accompagnato da comportamenti autopunitivi, tipo: infliggersi agli allenamenti pesanti e lunghi, che portano conseguenze psico-fisiche.


Se non trattata adeguatamente, la vigoressia può avere serie ripercussioni permanenti sulla qualità della vita del soggetto e sulla sua salute come l’atrofia testicolare a causa degli asteroidi, ginecomastia, ipertrofia cardiaca, intossicazione epatica, ecc; mentre le diete iperproteiche impegnano eccessivamente il fegato e i reni, tanto che quest’ultimi, a lungo andare, potrebbero subire un grave danno.


Essendo un disturbo di carattere fortemente psicologico, il trattamento di prima scelta per la cura della vigoressia consiste nella psicoterapia, combinata a una terapia farmacologica a base di psicofarmaci del tipo inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina. Se il paziente accetta di sottoporsi alle cure previste e dà continuità alle sedute di psicoterapia la vigoressia tende ad avere una prognosi positiva.


9 Diabulimia


La diabulimia non è ancora una condizione medica riconosciuta dai manuali diagnostici, ma il termine è stato identificato intorno all'anno 2009 e coniato dalla letteratura accademica per descrivere un disturbo alimentare presente nei soggetti diabetici. Questo è un disturbo del comportamento alimentare in crescente aumento tra gli adolescenti (ma anche in giovani adulti) affetti da diabete di tipo 1 (DT1) che per dimagrire riducono o addirittura evitano volontariamente di somministrarsi le dosi di insulina giornaliere necessarie al normale controllo del diabete.


Il Diabete Mellito di tipo 1 è caratterizzato dall’incapacità del pancreas di produrre insulina e quindi la sua somministrazione è necessaria per pareggiare l’assunzione di carboidrati e di glucosio. Quindi la restrizione di insulina rende impossibile il processamento del glucosio per il nostro corpo, che viene pertanto espulso dalle urine. Dunque dal momento che la perdita di liquidi comporta anche la perdita di peso, ciò può essere erroneamente interpretato come perdita di grasso, incoraggiando pertanto le persone a ripetere questo stesso processo. Tuttavia questo comportamento di “spurgo” può portare a pericolose conseguenze per la salute.


La diabulimia nasconde sempre un grave disagio psicologico per chi ha difficoltà ad accettare la sua forma fisica e la convivenza con una malattia cronica come il diabete di tipo 1 (in genere presente sin dall’infanzia), inoltre è costretta a gestire restrizioni alimentari e paure di ingrassare.


Quali sono le caratteristiche della diabulimia? I segnali della diabulimia includono:


  • rapida perdita di peso

  • schemi di alimentazione sregolati

  • odore di acetone nel respiro e nelle urine (odore simile a quello della frutta matura)

  • letargia

  • inspiegabile iperglicemia

  • necessità costante di urinare

Il trattamento per la diabulimia è di natura multidisciplinare ed include medici, nutrizionisti e psicologi. La psicoterapia per i pazienti che soffrono di diabulimia rispecchia le tecniche usate nel trattamento di anoressia e bulimia nervosa. Durante le sessioni psicologiche il paziente apprende nuovi modi di pensare al proprio corpo, all’immagine corporea e al peso, così come nuovi modi di affrontare lo stress psicologico e sociale che porta al comportamento diabulimico.


Oltre all’accompagnamento psicologico, alcune tecniche di psicoeducazione come il colloquio motivazionale e la mindful eating sembrano produrre benefici nel trattamento di questi pazienti.


10 Drunkoressia


Conosciuta anche come binge drinking o ebrioressia, la drunkoressia consiste nel ridurre la quantità di cibo assunto per poter aumentare l'assunzione di alcol senza aumentare il peso corporeo. Questa disturbo è una vera e propria malattia, che si pone a metà strada tra un disturbo del comportamento alimentare e l'alcolismo.


I drunkoressici tendono a rinunciare al cibo, quasi fino a digiunare, per poi assumere una grande quantità di bevande a base di alcool. Il digiuno è dovuto al desiderio di compensare l’apporto di calorie determinate dall’assunzione di alcool e per rendere più veloci gli effetti dell’assunzione delle bevande alcoliche.


Questa malattia colpisce in gran parte i maschi, e ha diversi effetti su vari sistemi del corpo come quello neurologico, cardiaco, gastrointestinale, ematico, immunitario, endocrino e muscolo-scheletrico al pari degli altri fattori di rischio per la salute mentale. Inoltre queste persone possono venirsi a trovare in breve tempo nelle condizioni di incapacità di svolgere qualsiasi attività lavorativa, avere dei problemi fisici personali, e anche gravi problemi sociali dovuto alla costante ubriachezza.


Gli effetti a lungo termine di una assunzione eccessiva di alcol sono devastanti, e purtroppo le persone ammalate di drunkoressia (ma anche quelle affette da alcolismo) cercano di nascondersi e di non fare conoscere la loro malattia che spesso è conosciuta soltanto in ambito familiare.


I sintomi della drunkoressia


  • Vomito

  • Respirazione irregolare

  • Estrema confusione mentale

  • Disturbi dell'umore

  • L'iperidrosi (sudorazione eccessiva)

  • Nei casi più gravi coma etilico

  • Aumento di carie dentale

  • Gravidanze indesiderate, per rapporti non protetti durante l’assunzione di alcol

  • Pericolo di contrarre malattie sessualmente trasmissibili a causa della mancanza di controllo della persona sotto effetto dell’alcol

  • Problemi al fegato per l’eccessiva assunzione di alcol

  • Ulcere

  • Problemi alla funzionalità sessuale nell’uomo e del ciclo mestruale nella donna

  • Complicazioni neurologiche come la perdita di memoria

Non esiste un trattamento specifico per l'ebrioressia, poiché non si tratta di un disturbo diagnosticabile ma di una combinazione di due diversi disturbi. Il trattamento dovrebbe affrontare sia i disturbi alimentari che l'alcolismo. Va anche tenuto presente che potrebbe esserci un disturbo di salute mentale di base che porta sia al disturbo alimentare che alla dipendenza da alcol.


Aiutare i drunkoressici a comprendere che hanno un problema è il primo passo per una cura efficace. Soltanto l’autoconsapevolezza, il riconoscimento di avere un problema di abuso di alcol, può rendere possibile un trattamento di successo.


L'approccio più vincente per la cura della drunkoressia comprende la psicoterapia individuale, ma anche quella di gruppo, come le terapie offerte dai Centri Specializzati dedicati alla cura delle malattie causate dall’abuso di alcol come, ad esempio, quelle dei Centri Alcolisti Anonimi. Oppure farsi ricoverare in una clinica privata di disintossicazione dall'alcool e recupero dall'alcolismo.


In ogni caso è essenziale rivolgersi ad un professionista adeguato in modo tempestivo per indagare le cause più profonde del problema e per ristabilire i comportamenti corretti.


Il trattamento non mira solo ad eliminare il disturbo alimentare e la dipendenza da alcol, ma anche di costruire contemporaneamente nuovi modi di affrontare le diverse situazioni della vita, poiché le persone colpite da questa malattia soffrono di paure, ansia, dolore psicologico, tristezza, o perché hanno avuto una perdita a un livello emotivo molto profondo, e allora la strategia di coping che adottano è l'ebrioressia. Pertanto, l'apprendimento di modi sani per regolare tali emozioni potrebbe essere una parte fondamentale del trattamento.


11 Fatoressia


La fatoressia, conosciuta anche come megaressia, è un raro disturbo del comportamento alimentare che comporta una distorsione dell'immagine del corpo, in modo tale che sebbene abbia un evidente eccesso di peso, si percepisce come sano e in forma.


Come l’anoressia, è un disordine dismorfico del corpo per cui una persona ha una percezione del suo corpo che non è reale, ma in questo caso, non ritiene che le sue misure siano maggiori di quello che realmente sono, ma che sembra più sottile di quanto sia in realtà. Il problema è che questa immagine distorta fa sì che quella persona non sia consapevole del fatto che potrebbe avere un grave problema di obesità, con tutti i rischi che ciò comporta per la salute.


La concezione immaginaria che questi pazienti hanno della loro immagine li fa apparire magri, forti e sani, e non accettano i veri problemi che il loro corpo presenta. Questi soggetti di solito mostrano un comportamento molto caratteristico, i cui sintomi sono:


  • Non si specchiano, o si allontanano da specchi;

  • Non conoscono il loro peso;

  • Di solito indossano indumenti di grandi dimensioni per evitare di guardare le loro curve;

  • Non trovano piacere nel fare shopping

  • Confondono l’eccesso di chili con la muscolatura;

  • Mangiano molto;

  • Non seguono una dieta sana ed equilibrata, ma la loro dieta si basa sul cibo spazzatura e sui prodotti ricchi di grassi e zuccheri.

Il disturbo dell’immagine corporea può essere il sintomo di un disagio più grave legato alla propria autostima e identità, a traumi subiti e mai affrontati in maniera consapevole ed adeguata.


Il primo passo per il trattamento è far capire al paziente il problema. Il passo successivo è quello di avviare una consultazione con un nutrizionista, ma solo la dieta specializzata progettata da questo professionista non è sufficiente. In aggiunta alla dieta per megaressia, bisogna associare il trattamento ad una consulenza psicologica che affronti i problemi relazioni conflittuali che perpetuano dinamiche di svalutazione, denigrazione, e alla percezione negativa di se.


La terapia psicologica mira a rendere più realistica l'immagine che i fatoressici hanno del proprio corpo. Cioè, lavora l'immagine del corpo costruita attraverso il corpo "senziente" e il corpo "visto". In altre parole, il corpo senziente è quello che senti di avere, e il corpo visto, è quello che vedi. Nella maggior parte delle persone entrambi i corpi coincidono, ma in coloro che soffrono di fatoressia, il corpo visto viene negato dal corpo senziente, e quindi il problema inizia.


12 Pregoressia

La pregoressia è un disturbo alimentare che colpisce le donne durante la gestazione, ovvero, un disturbo alimentare che consiste nell'ossessione di non voler aumentare di peso durante il periodo della gravidanza.


La parola stessa deriva dai termini inglesi “pregnancy” (gravidanza) e “anorexia” (anoressia), però non si tratta di una patologia contemplata nel DSM, bensì un disagio simile all’ortoressia, cioè un disturbo alimentare che è stato osservato nella clinica e di cui si parla nei media, ma che per il momento non rappresenta una diagnosi riconosciuta nella comunità scientifica.


Il problema sembra nascere dal voler seguire a tutti i costi quello che fanno le celebrità che subito dopo la gravidanza tornano al lavoro più in forma di prima. Se questo diventa un obiettivo anche per le mamme “normali”, che non hanno dei professionisti che li seguano, prendendo decisioni errate del tipo fai-da-te, sia sulla dieta che sullo stile di vita, allora la questione diventa problematica.


La pregoressia è legata a un disagio che ha a che fare con la propria identità e il controllo di sé. Nella stragrande maggioranza dei casi dietro alla pregoressia ci sono il timore di non essere all’altezza del compito di madre e la paura di non riuscire a gestire un bambino.


A quanto pare esiste anche una correlazione tra le donne che hanno già sofferto di disturbi alimentari e quelle che soffrono di pregoressia. Il rischio di sviluppare la pregoressia non riguarda soltanto le donne che hanno una storia di disordini alimentari, ma anche quelle con uno scarso supporto sociale.


I sintomi più evidenti tipici di una donna che soffre di pregoressia sono diversi e ben riconoscibili e sono:


  • Parlare in modo distaccato e irrealistico della propria gravidanza;

  • Difficoltà di accettare ed accogliere serenamente la maternità (parlare di esso come se non fosse un evento importante);

  • Riporre un’attenzione eccessiva al corpo, preoccupandosi troppo per il proprio peso in gravidanza;

  • Percepire un senso di inadeguatezza fisica;

  • Controllo quotidiano del peso;

  • Tendenza a mangiare da sola o a saltare i pasti;

  • Esercizio fisico eccessivo (non adatto alla gravidanza);

La pregoressia può avere conseguenze molto serie per la mamma e il bebè, come:


  • carenza di calcio nelle ossa;

  • ipertensione;

  • preeclampsia;

  • anemia;

  • diabete gestazionale;

  • aborto spontaneo.

Come in tutti gli altri disturbi alimentari, anche nella pregoressia il problema con il cibo e il conflitto con il proprio corpo rappresentano solo la punta dell’iceberg di un disagio che porta sofferenze con radici molto profonde. Pertanto, il trattamento della pregoressia è realizzato con un accompagnamento psicologico che sarà in grado di identificare e trattare le cause alla base del problema, e ginecologico per evitare il problema del sovrappeso senza affettare la salute del bebè.


Come abbiamo visto i disturbi del comportamento alimentare sono patologie caratterizzate da un'alterazione delle abitudini alimentari e da un’eccessiva preoccupazione per le forme del corpo.


Soffrire di un disturbo alimentare sconvolge la vita di una persona; sembra che tutto ruoti attorno al cibo e alla paura. Cose che prima sembravano banali, come andare in pizzeria o al ristorante con gli amici o partecipare ad un compleanno o ad un matrimonio, ora diventano difficili se non impossibili e motivo di forte ansia.


L’atteggiamento da avere con le persone che soffrono di un disturbo alimentare deve essere comprensivo e accogliente, mai di pregiudizio o svalutante. Il giudizio e la svalutazione possono portare a un peggioramento del disturbo stesso. L’errore più frequente è quello di pensare che basta solo la volontà per risolvere il problema. In realtà non è così. Serve un accompagnamento e un percorso di cura.


Sul sito Disturbi Alimentari Online è possibile trovare la mappatura dei servizi territoriali, ospedalieri e privati accreditati specializzati nella cura dei DCA in Italia, ma anche una mappa delle associazioni che offrono supporto.


Source: DSM-5

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